Goodbye Stanley

Stanley Donen è morto a di 94 anni, il regista che tra i suoi capolavori ha diretto “Singin’ in the Rain”. 

Nel 1998 aveva ricevuto l’Oscar alla carriera e nel 2004 anche il Leone d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia.

Nato a Columbia nel South Carolina il 13 aprile del 1924, Donen aveva esordito come ballerino a Brodway. Cantando sotto la pioggia, del 1952 con Gene Kelly, è il suo secondo film dopo Un giorno a New York del 1949.

Poi musical indimenticabili come Sette spose per sette fratelli (1954) alle commedie. Il suo ultimo film è stato Quel giorno a Rio (1984).

Le notti bianche

Un Sognatore passeggia per le vie di Pietroburgo raccontandoci i più intimi pensieri sulla città, i suoi abitanti, le case, con cui ha un dialogo immaginario. Vive in solitudine le sue fantasie oniriche, i momenti di gioia, le malinconie.

Una notte, vagabondando per la città osserva una giovane donna appoggiata al parapetto di un canale: ha lo sguardo fisso sull’acqua torbida. Singhiozza. 

Il Sognatore le si avvicina con timidezza e iniziano a parlare.

Tra loro si stabilisce subito una inspiegabile reciproca comprensione e decidono di incontrarsi anche la notte successiva. 
Nasten’ka, il nome della donna, suscita nel giovane uomo un sentimento di rinascita e rivalsa.

Il Sognatore le racconta la sua realtà fatta di immaginazione e dei suoi stati d’animo, dell’angoscia di non riuscire a vivere una vita reale. 

Nasten’ka, dal canto suo, gli confida di vivere con la vecchia nonna che la tiene legata a sé con uno spillo appuntato sugli abiti, e di ricorrere all’immaginazione per fuggire dalla solitaria quotidianità e dalla sensazione di noia e dal dolore della speranza riposta immeritatamente nell’uomo che ama e che l’ha, forse, dimenticata.

Per quattro notti, il Sognatore e Nasten’ka s’incontrano e si ritrovano e si riconoscono, avvolti in un’atmosfera onirica che li trasporta in un gioco di specchi e di illusioni più o meno consapevoli dove tutto nasce muore, dove tutto quel che era si può perdere o ritrovare.

Finché la Chimera non balzerà loro contro, riportandoli alla realtà.

Renga strimpella macho man

Vai con la stupidità. Francesco Renga, ospite del Dopofestival, parlando del numero ridotto di cantanti donne a Sanremo 2019 (6 su 24, anzi su 27 contando i duetti) ha detto che “la voce maschile è più armoniosa e bella, quelle femminili belle, aggraziate e giuste sono meno di quelle maschili”. Un’affermazione che ha imbarazzato Claudio Baglioni (“Potete dissociarvi da questo commento”) scatenando reazioni polemiche sui social, dove in tanti lo accusano di sessismo.

Occhio per occhio, dente per dente

La ministra della giustizia Ayelet Shaked ritiene che meriti la pena di morte Arafat Irfaya, il palestinese sospettato di aver brutalmente ucciso giovedì in un bosco vicino a Gerusalemme la 19enne Ori Ansbacher, figlia di un noto rabbino. Secondo Shaked, una volta sotto processo in un tribunale militare la pubblica accusa dovrebbe chiedere per lui la pena capitale, che è prevista in teoria nelle corti marziali ma non e’ stata mai applicata finora.

Cade qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare

Un grande pino è caduto in strada a Corso Trieste a Roma, davanti al liceo classico Giulio Cesare. Nella caduta, riferiscono i pompieri, l’albero ha colpito due auto parcheggiate, la recinzione del Liceo e un tratto della condotta idrica dell’Acea. 

Io me ne vado ma voi siate buoni

E’ forse tra le poetesse del primo novecento che più mi tocca e commuove. Un’esile, delicata, fragile ragazzina milanese di buona famiglia, accompagnata agli studi classici, poi filosofici per approdare alla poesia, passando attraverso la fotografia. Fin qui niente di diverso rispetto a tante come lei, se non fosse che muore suicida a 26 anni.
E’ la mattina del 2 dicembre 1938, va regolarmente a scuola, i suoi allievi la scorgono però piangere sommessamente. Verso le 11 accusa un malore, li saluta sollecitandoli a «essere buoni» e si dirige a Chiaravalle, nella periferia milanese, mèta di comuni gite in bicicletta e di pomeriggi di studio. Si sdraia in un prato, e, assunta una dose massiccia di barbiturici, si lascia morire. Un contadino la scorge e dà l’allarme; viene portata al Policlinico ma, ormai agonizzante, è ricondotta a casa la sera del 3 dicembre. 
Muore quella stessa sera. Lascia tre messaggi: uno, brevissimo, per l’amico Sereni, un altro per Dino Formaggio; l’ultimo per i genitori: «ciò che mi è mancato è stato un affetto fermo, costante, fedele, che diventasse lo scopo e riempisse tutta la mia vita. […] Fa parte di questa disperazione mortale anche la crudele oppressione che si esercita sulle nostre giovinezze sfiorite. […] Direte alla Nena che è stato un male improvviso, e che l’aspetto. Desidero di essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro. Mi ritroverete in tutti i fossi che ho tanto amato. E non piangete, perché ora io sono in pace. La vostra Antonia».

Con ludica dolente malinconia scrive ancora questo:


Tu lo vedi, sorella:
io sono stanca,
stanca, logora, scossa,
come il pilastro d’un cancello angusto
al limitare d’un immenso cortile;
come un vecchio pilastro
che per tutta la vita
sia stato diga all’irruente fuga
d’una folla rinchiusa.
Oh, le parole prigioniere
che battono battono
furiosamente
alla porta dell’anima
e la porta dell’anima
che a palmo a palmo
spietatamente
si chiude!
Ed ogni giorno il varco si stringe
ed ogni giorno
l’assalto è più duro.
E l’ultimo giorno– io lo so –
l’ultimo giorno
quando un’unica lama di luce
pioverà dall’estremo
spiraglio dentro la tenebra,
allora sarà l’onda mostruosa,
l’urto tremendo,l’urlo mortale
delle parole non nate
verso l’ultimo sogno di sole.
E poi,dietro la porta
per sempre chiusa,
sarà la notte intera,
la frescura,il silenzio.
E poi,con le labbra serrate,
con gli occhi aperti
sull’arcano cielo dell’ombra,
sarà– tu lo sai –la pace.


Non era bella Antonia Pozzi. E non era felice. Uno scricciolo biondo fatto di pelle e ossa.

Achille Lauro, già nel nome un destino di déjà vu

Copia e incolla? Un ricorso in via d’urgenza è stato depositato contro il cantante Achille Lauro, in gara a Sanremo con la canzone Rolls Royce, per un presunto plagio nei confronti di un testo della band romana Enter. Nel mirino: il riff di chitarra (pattern melodico) del brano in gara, che secondo i legali dello studio Riccio&Narciso, di Caserta, sarebbe “allineato” o “perfettamente sovrapponibile” a quello del brano “Delicatamente”, registrato alla Siae, che la band Enter presentò, nel 2014, a Sanremo Doc, una manifestazione collaterale del Festival. “Il ricorso – afferma l’avvocato Biagio Narciso (che non ha vuole specificare la sede giudiziaria in cui è stato depositato l’atto di accusa) – non solo contiene una richiesta di inibitoria della violazione del diritto d’autore; ma anche l’estromissione dell’artista dalla gara e la sospensione del Festival”.

Torna la catastrofe epocale

Una delle peggiori catastrofi mai provocate dall’uomo raccontata attraverso gli atti di coraggio di quanti provarono a salvare l’Europa da un disastro inimmaginabile, quello nucleare nell’Unione sovietica. Jared Harris, Stellan Skarsgard, Emily Watson e Jessie Buckley sono i protagonisti di Chernobyl, la produzione originale Sky e HBO in 5 episodi su Sky a maggio, di cui sono state rilasciate le prime foto di scena.

In bocca al lupo. E pure all’orso. Ma a crepare non ci pensano proprio

“Come ho sempre detto i lupi e gli orsi non si toccano: pronto il Piano Lupo che in questi giorni ho condiviso anche con i presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano. 23 punti per gestire la convivenza e mitigarne gli effetti senza abbattimenti”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in un tweet. 

In un post sul proprio profilo Facebook, Costa ribadisce: “L’ho sempre detto e lo ripeto: lupi e orsi non si uccidono” e spiega più ampiamente: “Sto tornando da due intensi giorni in Trentino Alto Adige, dove ho voluto incontrare i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano. Non è un mistero che abbiamo posizioni lontane, ma non per questo inconciliabili. È proprio questo il lavoro della politica. Un punto deve restare fermo: lupi e orsi non si abbattono! – afferma Costa – Ho detto loro, e ripetuto ai cittadini, che proprio dopo questa mia visita in Trentino depositerò alla conferenza permanente Stato regioni il Piano Lupo, che è stato completato, con il prezioso supporto dell’Ispra”.

Da domani i like li metti a casa tua

Licenziata. Una donna della provincia di Brescia è stata gentilmente cacciata via dal suo posto di lavoro (era segretaria part time in uno studio medico) perchè si collegava frequentemente a Facebook. La Cassazione ha infatti reso definitivo il licenziamento disciplinare, confermando la decisione della Corte d’appello che aveva ritenuto la gravità del comportamento in “contrasto con l’etica comune”, tanto da incrinare il rapporto di fiducia.