Le notti bianche

Un Sognatore passeggia per le vie di Pietroburgo raccontandoci i più intimi pensieri sulla città, i suoi abitanti, le case, con cui ha un dialogo immaginario. Vive in solitudine le sue fantasie oniriche, i momenti di gioia, le malinconie.

Una notte, vagabondando per la città osserva una giovane donna appoggiata al parapetto di un canale: ha lo sguardo fisso sull’acqua torbida. Singhiozza. 

Il Sognatore le si avvicina con timidezza e iniziano a parlare.

Tra loro si stabilisce subito una inspiegabile reciproca comprensione e decidono di incontrarsi anche la notte successiva. 
Nasten’ka, il nome della donna, suscita nel giovane uomo un sentimento di rinascita e rivalsa.

Il Sognatore le racconta la sua realtà fatta di immaginazione e dei suoi stati d’animo, dell’angoscia di non riuscire a vivere una vita reale. 

Nasten’ka, dal canto suo, gli confida di vivere con la vecchia nonna che la tiene legata a sé con uno spillo appuntato sugli abiti, e di ricorrere all’immaginazione per fuggire dalla solitaria quotidianità e dalla sensazione di noia e dal dolore della speranza riposta immeritatamente nell’uomo che ama e che l’ha, forse, dimenticata.

Per quattro notti, il Sognatore e Nasten’ka s’incontrano e si ritrovano e si riconoscono, avvolti in un’atmosfera onirica che li trasporta in un gioco di specchi e di illusioni più o meno consapevoli dove tutto nasce muore, dove tutto quel che era si può perdere o ritrovare.

Finché la Chimera non balzerà loro contro, riportandoli alla realtà.

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